Vacanze nel Cilento - Vallo di Diano - Golfo di Policastro

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San Severino di Centola paese museo

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Sanseverino di Centola - Paese museo
L' antico borgo di Sanseverino di Centola ha avuto origine nel X-XI secolo, fondato verso il 1045 dal normanno Turgisio, giunto nella regione al seguito di Roberto il Guiscardo. Il nome deriva dalla famiglia Sanseverino, che lo tenne, insieme con altri feudi nell'Italia meridionale, fino al 1400. Il Borgo Medioevale di "San Severino di Centola" è ora un paese fantasma disabitato da mezzo secolo, situato in posizione dominante sulla Valle del Mingardo, si trova sui dirupi della "Gola del Diavolo" dove nel 1075 fu ucciso in un'imboscata il Longobardo Guido, Conte di Policastro. In origine i Longobardi costruirono sul colle una torre di avvistamento, poi fu costruito il castello e man mano intorno ad essi si sviluppò l'intero borgo sul crinale. Il colle era collegato visivamente con una serie di sistemi difensivi come i castelli di Sant' Elmo di Licusati, della Molpa di Palinuro, di Camerota ed anche con il castello di Roccagloriosa, inoltre sulla cima dello sperone roccioso che incombe sull'abitato ( definito "capo di suso", più alto rispetto al borgo di oltre cento metri) si trovano i resti di una costruzione che poteva essere una torre di avvistamento che controllava un'area molto più ampia di quella controllata dalla torre longobarda. Questo sistema di torri e castelli fortificati costituivano una rete di capisaldi di difesa e avvistamento che avevano impedito la riconquista bizantina, bloccato le incursioni saracene e, per lungo tempo, anche l'avanzata delle bande aragonesi Località strategica non solo nell'antichità, a cominciare dai Longobardi, ma anche ai nostri giorni. Infatti nell'ultimo conflitto mondiale vi fu dislocato il Battaglione 101 Alpino Difesa Costiera.
Percorrendo oggi le vie che si ramificano tra le case abbandonate, ci si immerge in un'atmosfera affascinante e surreale ed è possibile osservare uno spaccato della vita rurale di un Cilento che non esiste più. Le abitazioni sono disposte quasi tutte lungo l'unico asse stradale (via San Severino) che attraversa l'intero abitato fino allo slargo della chiesa di Santa Maria degli Angeli. Costruite senza fondazioni, le case, sono poggiate direttamente sulla roccia, seguendo i rilievi naturali del colle; mentre il borgo si è sviluppato arroccato sul falsopiano roccioso in posizione sopraelevata rispetto alle prime costruzioni del "rione castello". Il borgo conserva tracce dei periodi longobardo, angioino, aragonese, del Seicento, del Settecento e vi sono tracce più marcate dell'Ottocento, mentre le tracce della prima metà del Novecento sono legate all'ultimo periodo di vita di San Severino con l'abbandono da parte degli abitanti e alla sua progressiva "distruzione".
È situato all'interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Di notevole interesse il presepe vivente che si celebra ogni anno il 28 dicembre. Si tratta di una rievocazione storica della natività con l'intento di far rivivere il borgo ora disabitato. A causa del tempo e dell'incuria degli uomini il borgo ha mantenuto intatta solo la chiesa di S. Maria degli Angeli e il Palazzo Baronale che si presenta come l'edificio di architettura civile più importante del borgo che è stato abitato fino agli anni cinquanta. È tuttavia ancora possibile scorgere le vecchie case, quello che resta del castello ed insomma la vita di allora, tramite un percorso attrezzato.


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